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WUNDER MUSAEUM

Il nuovo progetto di allestimento del Museo di Arte e Scienza del Liceo E.Q. Visconti


Clara Rech
Dirigente scolastico del Liceo “E.Q. Visconti”


Creare un nuovo e organico assetto delle collezioni ospitate nel liceo “E.Q. Visconti” è stato un sogno lungamente perseguito negli anni che oggi, finalmente, trova una concreta attuazione.

Il Liceo possiede un museo che possiamo definire ‘unico’ tra i musei ospitati nelle scuole, per quanto importanti e ricchi essi siano. La ragione di questa unicità risiede nell’origine, dal momento che il primo nucleo è costituito da celeberrimo Museo del Collegio Romano creato per volontà di Athanasius Kircher nel 1651, il gesuita così descritto nel 1852 dal suo biografo, G.J. Rosenkranz (1): “un naturalista, medico, astronomo, meccanico, filosofo, matematico, archeologo, storico, geografo, fisiologo, umanista, orientalista, musicologo, compositore ed anche poeta”. Già da questa presentazione si può intuire la ricchezza dei manufatti che erano collezionati ed esposti nel suo museo, per molto tempo il più famoso di Roma.

In Kircher convivono tutte le contraddizioni: una sorta di stregone, ma anche il prototipo dello scienziato, stimatissimo erudita e autodidatta destinato a fallimenti ripetuti, umile gesuita ed esibizionista di conoscenze enciclopediche, in bilico tra il mondo antico, in cui si raccoglieva tutto acriticamente, e il mondo futuro in cui si aspira alla totalità del sapere considerato tale solo se riconoscibile razionalmente. Uomo barocco in senso profondo, perchè affascinato da tutto ciò che è meraviglioso per il quale ha mobilitato la sua fervida immaginazione per tradurre tutto in un’immagine, un diagramma, uno schema.

A Roma nel 1651 egli diede vita a un Museo considerato tappa fondamentale per chiunque visitasse l’Urbe, tanto da essere definito il ‘Teatro del Mondo’. La raccolta era collocata nel palazzo dei Gesuiti, il Collegio Romano, che ancora oggi ne ospita il nucleo di tanti beni dispersi, nel museo del Liceo E. Q. Visconti. Il Museo kircheriano nacque grazie dalla donazione di Alfonso Donini, patrizio di Tuscania (2); con ogni probabilità era ospitato nella attuale biblioteca della Crociera, oggi appartenente al Ministero dei Beni Culturali e lì rimase intatto fino al 1680. Ebbe poi alterne vicende, la più grave dopo il 1773, con la soppressione della Compagnia di Gesù che determinò la dispersione di parte delle collezioni. Dopo il 1870, avvenne un’ulteriore dispersione principalmente tra il Museo di Palazzo Massimo, il Museo Pigorini, Il Museo Etrusco di Villa Giulia, il Museo di Palazzo Venezia. Il liceo Visconti continuò a conservare il gabinetto di fisica ed altre collezioni e oggetti, come i famosi obelischi lignei originali. Il museo rifletteva bene la personalità poliedrica di Athanasius. Tedesco di Fulda (1602-1680), giunto a Roma nel 1634, dotato di una straordinaria memoria, curioso di tutto, amico e frequentatore delle massime personalità del suo tempo, da Bernini e Borromini a Cristina di Svezia, da Leibniz a Cassiano del Pozzo. Scrittore fecondissimo di trattati scientifici (di ottica, vulcanologia, orientalismo, idraulica, egittologia) ma anche di racconti fantastici, inventore di macchine straordinarie come la lanterna magica o il Proteo catottrico (anticipatrici l’una del cinema, l’altra della tecnica del morfing, dato che trasformava le sembianze degli astanti), esperto di musica e di arte, conoscitore della cabala e dell’alchimia, cultore, soprattutto, della sapienza, come capiamo dalla frase che si leggeva nella volta del museo “La sapienza è un tesoro inesauribile, beato chiunque la trovi, sotto umane spoglie avrà aspetto divino”. Il museo kircheriano, in fondo, non era che la trasposizione per immagini del più profondo spirito gesuita per il quale ogni forma di verità e di sapere porta a Dio e perciò va cercata e perseguita. Il suo museo delle Meraviglie va dunque ben al di là di qualsiasi Wunderkammer precedente - di cui però è l’esempio conclusivo - e l’antesignano di ogni altra creazione posteriore. Pensare per immagini è il telos del pensiero gesuita. L’opera fondamentale di Kircher, l’Oedipus Aegyptiacus, reca nel frontespizio un’immagine che ben sintetizza tutte le fonti della sapienza su cui si fonda il suo pensiero: la Sapienza egizia, la Teologia fenicia, l'Astrologia caldea, la Cabala ebraica, la Magia persiana, la Matematica pitagorica, la Teosofia greca, la Mitologia, l'Alchimia araba, la Filologia latina. Anche grazie agli innumerevoli reperti che giungevano al Collegio romano da ogni parte del mondo raggiunta dai confratelli gesuiti in missione, il Museo si arricchì di manufatti di grande valore etnoantropologico. Forse più che da ogni altra cultura Kircher fu affascinato da quella egizia che riteneva fosse la culla di ogni invenzione. Non a caso l’edifico del Collegio risiede sulle rovine del tempio di Iside da cui provengono parecchi pezzi della collezione museale oggi a Palazzo Venezia.

Questo stupefacente museo non aveva uguali al mondo, a cominciare dall’ambiente che era idonea cornice per una raccolta così eterogenea. Tutto il materiale era diviso per topoi e non secondo un’omogeneità storica o culturale. Tale concezione rispecchiava l’aspirazione gesuita alla conoscenza totale del mondo. “La mia Galleria o Museo è visitato da tutte le nazioni del mondo e un principe non può essere meglio conosciuto qui, in questo teatro del mondo, che avendo la sua effigie qui” dice lo stesso Athanasius (3), non senza compiacimento. Le cinque volte del soffitto rappresentavano i quattro elementi e l’etere diviso nelle costellazioni dello Zodiaco. Ai lati apparivano illustrazioni dei geroglifici, caratteri arabi e decorazioni vegetali e geometriche a tappeto. Un ambiente che soggiogava qualsiasi spettatore accolto da oggetti di ogni tipo: statue antiche, documenti in varie lingue, lucerne, strumenti matematici, misure e pesi, sirene e coccodrilli, prodigi naturali, monete, minerali, strumenti ottici, orologi, strumenti musicali, macchine prodigiose come quella che rinnovellava l’oracolo di Delfi, una ricchissima biblioteca. Nella sua straordinarietà il museo kircheriano si proponeva di essere una sintesi scientifica e divulgativa del sapere dell’epoca di cui si poteva fare esperimento e da cui si rimaneva soggiogati e divertiti grazie al ricorso a effetti musicali, ottici e ad automi semoventi. Anche nel concepire un museo del genere Kircher anticipava l’epoca moderna se è vero che la sua creazione può trovare paragone con un museo come il Museum Jurassic of Technology in California– che gli dedica un’intera sezione – o, meglio, il Centre Pompidou (4): molte parti divergenti tenute insieme da un contenitore come centro di cultura per eccellenza in cui convivono molte anime e il cui cuore è la biblioteca. Entrambi luoghi in cui si conserva, ma anche di più si ricerca, la relazione tra le opere e il pubblico. Luoghi di discussioni erudite e dibattiti scientifici che anticipano le grandi Accademie del Seicento, dalla Royal Society londinese all’Académie Royale des Sciences parigina e a quella del Cimento di Firenze.

Nel progettare un nuovo allestimento del Museo, abbiamo pensato che andasse decisamente recuperata questa origine così antica e così importante per l’identità stessa della scuola e per il messaggio che reca ancora a noi. Tanto più perché il museo kircheriano è andato del tutto disperso ma non perduto. Disperso in varie collezioni di musei romani, dunque non conservato come fatto in sé; ma non perduto in quanto è ben noto dove i vari pezzi siano custoditi: circa trentacinque musei ma, come si è detto, un ristretto nucleo è rimasto al liceo Visconti che da questo è partito per organizzare un piccolo ma importante museo grazie anche al succedersi di altre donazioni.

La sottolineatura dell’origine kircheriana è stata resa possibile da un’altra evenienza di straordinaria importanza. Di questo celebre luogo è stata redatta una minuziosa guida illustrata da un contemporaneo, il confratello Giorgio De Sepi, “esecutore responsabile delle macchine progettate”, che nel 1670 compila una descrizione preceduta da un’introduzione nella quale si legge la motivazione del suo lavoro: “ perché ciò che aveva raccolto con tanto impegno e fatica per la gloria del nome di Dio e per amore della cultura non andasse perduto subito, alla sua morte, esposto alle volubili circostanze, sulla base di questo motto: ‘provvedi tempestivamente a ciò che vuoi conservare’, volle (Kircher, ndr) che tutto ciò che nel predetto Museo concerneva sia fatti degni di considerazione, a partire dagli ultimi 40 anni, sia i misteri della natura e la conoscenza di strumenti ingegnosi, sia l’informazione di antichità di cui mai prima era stata data notizia, fosse ordinatamente descritto e dato alla stampa, affinché da questo presente elenco ai posteri giungesse notizia degli oggetti contenuti….. pertanto mi accingo a descrivere l’officina dell’arte della natura, il tesoro delle scienze matematiche, l’epitome della filosofia pratica: il Museo Kircheriano, nelle pagine seguenti, con quella lealtà e quella genuina sincerità che si conviene a me che sono germano….”.

IL testo desepiano, pubblicato postumo nel 1678, permette quindi di conoscere esattamente come fosse e che cosa conservasse l’originario museo definito ‘Teatro del mondo’ a dimostrazione di quanto la sua ricchezza tipologica si prefiggesse di rappresentare tutto lo scibile umano. Ciò offre anche la straordinaria opportunità di ricostruire con i moderni mezzi informatici l’originaria unità del museo, oggi irrimediabilmente perduta, grazie alla costruzione di un portale in cui, negli anni, sarà possibile ricostruire l’interezza dell’opera kircheriana, che continuerà così ad operare nel suo originario intento di offrire uno strumento di conoscenza, di ricerca, di collaborazione scientifica aperto a studiosi e studenti.

Da qui trae origine il nuovo nome: Wunder Musaeum. In queste due parole abbiamo trovato una sintesi della storia di questa collezione. Il termine ‘Wunder’ richiama la Wunderkammer che il museo Kircheriano non fu mai ma di cui è stato, al tempo stesso, epigono e antesignano: epigono perché sicuramente eredita il modello delle collezioni di mirabilia precedenti; ma anche antesignano perché alla collezione kircheriana ci si ispirò in tutta Europa nel Seicento e nel Settecento, soprattutto per l’innegabile stupore che doveva soggiogare il visitatore guidato dallo stesso Kircher nella visita che voleva essere un’autentica esperienza nel meraviglioso della conoscenza. Il termine ‘Musaeum’ invece cita il Collegii Romani Musaeum che compariva sull’architrave del museo Kircheriano.

Non è stato affatto semplice accordarsi sulla soluzione migliore per il nuovo allestimento, sia per quanto concerne il progetto architettonico, sia per la selezione dei materiali da esporre. La difficoltà è stata dovuta principalmente al carattere composito delle collezioni ospitate dal liceo Visconti, tutte di provenienza diversa e di diversa tipologia. Ma da subito è apparso chiaro quanto fosse indispensabile mettere in luce l’origine kircheriana e salvaguardare la dimensione storica dell’attuale collezione. Come tutte le grandi opere contraddistinte da una forte complessità, solo la fattiva collaborazione di tutti gli attori coinvolti ha consentito di raggiungere un risultato positivo. Dai docenti, agli esperti – come Anna Maria Bertoni - agli studenti, oltre che ai progettisti e agli esecutori: tra tutti il Wunder Musaeum deve moltissimo alle docenti Romana Bogliaccino, Cecilia Piana Agostinetti, Paola Vasconi che hanno costituito il Comitato scientifico-esecutivo insieme alla sottoscritta. Ma altrettanto fondamentale sono stati il sostegno e la consulenza di un nutrito Comitato scientifico costituito da esperti di fama internazionale, cui molto deve il felice esito della nostra impresa: Gennaro Auletta, Mariarosaria Barbera, Lucia Calzona, Giulia Caneva, Francesco De Gennaro, Marinella De Lucia, Paula Findlen, Edith Gabrielli, Paolo Galluzzi, Massimo Guarascio, Eugenio Lo Sardo, Martin Maria Morales, Maria Rita Palombo, Irene Pedretti, Daniela Porro, Ingrid Rowland, Alfonsina Russo, Claudio Strinati. A tutti costoro va la nostra profonda gratitudine, nella consapevolezza che quello odierno è il raggiungimento di un prezioso traguardo ma è anche, e soprattutto, l’inizio di un itinerario di percorsi di studio e ricerca, così come Kircher avrebbe voluto.

Come abbiamo detto, Alfonso Donini aveva posto come condizione nel legato del 1651 che il museo che avrebbe ospitato le opere prima conservate in cinque sale del palazzo dei Conservatori, fosse aperto al pubblico e fosse utilizzato per l’istruzione dei giovani. Il Wunder Musaeum oggi inaugurato al Liceo Visconti finalmente risponde al lascito del suo primo ideatore.

Concludo ricordando che il nuovo allestimento è stato reso possibile grazie al contributo economico della Fondazione Roma - cui va la nostra profonda gratitudine - che ha creduto nella eccezionale potenzialità didattica e scientifica di questa impresa rendendone possibile l’attuazione.



1. G.J. Rosenkranz, Aus dem leben des Jesuiten Athanasius Kircher 1602-1680, “Zeitschrift für vaterlandische Geschichte uns Alterhumskunde (von Westfalen)”, vol. XII, 1852, p. 13.
2. Alfonso Donini aveva posto come condizione nel legato del 1651 che il museo che avrebbe ospitato le opere prima conservate in cinque sale del palazzo dei Conservatori, fosse aperto al pubblico e fosse utilizzato per l’istruzione dei giovani.
3. P. Findlen, Scientific spectacle in Baroque Rome: Athanasius Kircher and the Roman College Musaeum, in “Roma moderna e contemporanea”, III, 1995, p. 641.
4. R.Nicolini, Il Museo e le tinte impure del mondo, in “Il Museo del Mondo”, catalogo della mostra, Roma, De Luca 2001, pp. 33-37

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