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DAL MUSEO KIRCHERIANO AL WUNDER MUSAEUM: LE RAGIONI DI UN ALLESTIMENTO


Romana Bogliaccino

Dare un senso unitario e compiuto alla variegata, eterogenea eredità museale giunta fino a noi attraverso le travagliate vicende storiche del Collegio Romano, dalla sua origine gesuitica alla trasformazione in sede del Liceo Statale “Ennio Quirino Visconti”, è un atto che richiede responsabilità e coraggio, che comporta scelte critiche – e autocritiche – di non indifferente portata, sempre accompagnate dalla coscienza dell’esercizio di un possibile arbitrio, esposte al rischio dell’infondatezza filologica o concettuale. Responsabilità e coraggio sono, tuttavia, indispensabili all’impresa che voglia dare nuova vita e luce ad un patrimonio museale di grande interesse, per molti versi trascurato e disseminato nelle varie parti dell’edificio, o reso poco noto e accessibile a causa della sua scomoda collocazione, sebbene già in gran parte classificato e recuperato, grazie all’opera promossa e coordinata, a partire dal 1986, dal prof. Alessandro Orlandi (1).
Il primo e più spinoso problema da risolvere, nel progettare il nuovo allestimento, è consistito nel come affrontare il rapporto tra il nucleo Kircheriano (peraltro estremamente ridotto per la quasi totale dispersione dei suoi contenuti) e le composite linee di sviluppo che hanno, nel corso dei tre secoli successivi, portato al costituirsi o all’ampliarsi di raccolte e collezioni nei particolari settori: gli strumenti meteorologici e astronomici dell’epoca di padre Angelo Secchi; il gabinetto di fisica con strumenti di meccanica, acustica, termologia; le raccolte di storia naturale incrementate, dopo l’istituzione del Liceo “Visconti” nel 1870, dal prof. Paolo Mantovani, la cui opera è stata proseguita dal prof. Antonio Neviani dal 1892 al 1927 (zoologia, botanica, paleontologia, mineralogia, geologia), e tutto il materiale di didattica delle scienze acquisito dal Liceo, che è andato arricchendosi fin verso la metà del Novecento, per poi piombare in una condizione di abbandono e degrado. Oltre, dunque, a dover fare i conti con una varietà di raccolte di diverso genere e collocazione storica, ancora più urgente appariva la necessità di affrontare il problema teorico di fondo: come conciliare la singolare visione di Kircher, sulla cui base egli aveva costruito il suo celebre Museo alla metà del Seicento, con la concezione propria di un paradigma scientifico moderno, che è a fondamento delle raccolte naturalistiche e fisiche successive?
Non si poteva trascurare o fraintendere il nucleo originario, riducendo il Museo Kircheriano alla lontana origine di un moderno museo delle scienze, per poi collegare ad esso, senza soluzione di continuità, le nuove collezioni, ma neanche separare nettamente le due strade, con una rigida contrapposizione tra il complesso mondo di Kircher e la cultura scientifica moderna. L’adozione di una prospettiva storica, che tenesse conto delle differenze ed evidenziasse i mutamenti culturali e teorici, sembrava l’unica via possibile, ma forse non sufficiente, senza la decisiva considerazione della continuità spaziale, della centralità del luogo che è stato e continua ad essere teatro di tutte queste attività e ricerche, dal Seicento ad oggi: il Collegio Romano. Il Collegio Romano inteso non solo come spazio fisico, ma per la sua congenita valenza di istituto formativo, essendo stato concepito da Ignazio di Loyola, fin dalla sua fondazione, come sede di un progetto educativo di ampio respiro intellettuale e morale, e per aver mantenuto, almeno in una delle sue ali, la caratteristica di essere un luogo di istruzione e di ricerca. Si è ritenuto, dunque, che un’ottica storica che ponesse il baricentro sul Collegio Romano, come elemento unitario di coesione nella continuità della sua funzione educativa, di promozione culturale e scientifica prima gesuitica, poi statale dalla nascita del Liceo “Visconti”, potesse superare le contraddizioni insite in un tentativo di ricostruzione del Kircheriano con l’utilizzo delle collezioni ottocentesche, o di sistemazione di un museo di storia della scienza la cui lontana origine fosse rintracciata nel Museo di Kircher.

Il senso profondo del Museo nella visione di Kircher

L’irriducibilità del Museo Kircheriano ad una moderna concezione di raccolta scientifica appare subito evidente, se si considera la rapida fine del Museo, dopo la morte del suo creatore nel 1680. Kircher doveva essere ben cosciente dell’inevitabile destino delle sue vaste raccolte, come dimostra l’incarico di minuta catalogazione affidato qualche anno prima al suo assistente Giorgio De Sepi, per nostra fortuna tanto diligentemente e attentamente redatto. Ma il fatto che il Museo si sia dissolto con tanta rapidità mostra qualcosa di più profondo, che non “l’incerta vicenda delle cose umane” (2) o l’avidità di qualche erede, amaramente paventate da De Sepi, rivela che l’unità del Museo risiedeva principalmente nell’energia indagatrice e progettuale di Kircher oltre che, e soprattutto, nella sua visione ideale. Era questa che conferiva senso al tutto, che teneva insieme le molteplici parti della costruzione, apparentemente disomogenee, con uno stringente e unitario disegno, ben chiaro alla mente di Kircher, ma che non sarà possibile perpetuare. Prima, infatti, verrà l’abbandono, poi la vendita o la rapina dei prodotti d’arte preziosi, più avanti l’incapacità di restituire un significato a quell’accumulo labirintico e intricato di oggetti, che non offrivano allo spirito e al metodo della scienza moderna che qualche spunto di ricerca settoriale, ma per lo più restavano incompresi, relegati al ruolo di futili curiosità, ricondotti ad una concezione prescientifica ormai superata.
Tuttavia, come una più attenta analisi rivela, non si trattava affatto di un insaziabile accumulo, dettato dagli eclettici interessi di Kircher e costruito secondo il modello della Wunderkammer barocca, ma di un’estesa rassegna che con sistematica accuratezza prendeva in considerazione ogni aspetto della realtà, nella quale l’arte, i prodotti dell’ingegno umano e della natura erano presentati con grande varietà, con esempi eccelsi, esotici, mostruosi. E’ una visione che non pretende di ridurre le leggi di natura a poche cristalline formule espresse in linguaggio matematico, perché l’intento non è quello di interpretare il mondo, che è già manifestazione evidente di sé, della propria essenza ideale divina, della bellezza, dell’inspiegabile varietà e bizzarria, dell’infaticabile opera produttrice della natura. La stessa matematica non suscita l’interesse di Kircher per la sua possibile applicazione all’analisi quantitativa dei dati del mondo fisico, in un’ottica galileiana o cartesiana (o dello stesso gesuita Cristoforo Clavio, che aveva tentato di avviare una matematizzazione della fisica), la concezione di Kircher resta essenzialista, la sua è una matematica simbolica, che esprime la qualità dell’ente, come nel pitagorismo o nella Cabala ebraica. Allo stesso modo, i segni grafici delle tante lingue che tentò di padroneggiare o decifrare, di combinare indefinitamente tra loro, nello spirito dell’arte lulliana, non sono altro che simboli, possibili porte che si schiudono sui segreti della natura, enigmi celanti un’unica verità. Non è necessario interpretare il mondo per Kircher, ma riconoscere in esso il divino che pervade del suo spirito ogni particella dell’infinita creazione, e saper guardare oltre l’apparente mistero. La natura è indiscutibilmente opera di Dio per il gesuita, ma alla sua mente, impregnata di una rete di idee di matrice neoplatonica, di magia ed ermetismo rinascimentale, la verità cristiana non si distingue dalle altre antiche forme di sapienza - egizia, greca, ebraica - che si sono rivelate all’uomo.
E’ in questo quadro che appare possibile l’inscindibile connessione tra Uno e mondo, il sovrapporsi di immanenza e trascendenza, la corrispondenza delle parti al tutto, la moltiplicazione di rimandi simpatetici, che mostrano un universo percorribile in ogni senso e ad ogni livello, in cui tutto appare connesso, come risulta evidente nelle tavole sciateriche kircheriane, orologi astronomici solari che ben indicano la relazione tra macro e microcosmo. In questa universale visione, spirito e materia, ben lontani dal dualismo cartesiano, si intrecciano indissolubilmente.
Vediamo dunque prender forma e senso quell’affastellarsi di collezioni e di oggetti, che De Sepi elenca con minuziosa cura. Ogni parte del Museo è legata a tutte le altre, in infinite corrispondenze, come il moltiplicarsi della luce riflessa di specchio in specchio (3): l’invenzione meccanica alla natura, la natura all’artificio, il linguaggio al mistero della vita, il mondo celeste a quello sotterraneo, l’animale impagliato all’essenza eterna che lo definisce. E tutti questi oggetti, tuttavia, non bastano da soli a costituire il Museo, che prima di tutto è il luogo, di per sé importante e significativo, in cui la totalità si raduna e condensa per assumere un valore formativo e spirituale.
Nel Museo si è accolti dall’autore di quel mirabile quadro del mondo, laboriosamente riunito in una precisa intersezione spazio-temporale, da Kircher in persona che guida il visitatore in un cammino iniziatico, lungo la scansione delle mistiche volte dipinte, che accompagnano l’anima verso la conoscenza e l’elevazione morale. In questo luogo gli oggetti si collocano come momenti ed elementi di un percorso, la loro presenza non è mai casuale, anche se casuale può essere stato il loro reperimento da parte di Kircher o degli infaticabili confratelli missionari - alla foce del Rio de la Plata, nello scavo sotterraneo di una chiesa romana, ai piedi di un vulcano dell’Italia meridionale o nelle regioni dell’Estremo Oriente.

Dai contenuti del Museo Kircheriano al nostro Wunder Musaeum

Se scorriamo l’elenco dettagliato del De Sepi, ci accorgiamo che di tutte le sezioni in cui vengono classificati gli oggetti del Museo solo poche sono giunte, e incomplete, fino a noi. Le descrizioni ci parlano, nell’ordine, delle volte dipinte, di una vasta collezione di maschere di marmo e di terrecotte, di una galleria di pregevoli quadri e statue di celebri artisti, di idoli, di documenti in varie lingue straniere, degli obelischi, di ampie raccolte di vetri, lucerne, lampade, strumenti matematici e astronomici, macchine magnetiche, antichi pesi e misure, un’enorme collezione di “oggetti stranieri” (prodigi naturali, creature marine e terrestri provenienti da ogni regione del mondo), strumenti per esperimenti di ottica, reperti del mondo sotterraneo (minerali, fossili), esperimenti ermetici, monete antiche e recenti, strumenti musicali come l’organo che imitava il canto degli uccelli, termoscopi, microscopi, orologi, varie macchine frutto dell’ingegno di Kircher, tra cui il favoloso oracolo delfico che pronunciava parole vere, e infine la biblioteca contenente i suoi numerosi trattati.
Molti di tali oggetti esistono ancora, conservati in altri musei e istituzioni (ben trentacinque), la bellissima ed esauriente mostra dal titolo “Athanasius Kircher S. J. - Il museo del mondo”, realizzata nel 2001 a Palazzo Venezia a cura di Eugenio Lo Sardo (4), li aveva quasi tutti riuniti o integrati, pur con l’avvertimento che una “filologica ricostruzione” sarebbe stata comunque impossibile, a causa delle molte lacune. Quanto più arduo, allora, si presentava il tentativo di un allestimento basato unicamente sulle limitate dotazioni del Liceo “Visconti”. A rendere più complicato il problema si aggiungeva la consapevolezza che, forse, per ricostituire il Kircheriano si sarebbe potuto anche fare a meno degli oggetti originali, ma non di quell’idea ispiratrice del disegno di Kircher, tanto lontana dalla nostra mentalità da far apparire, ad uno sguardo superficiale, come un bizzarro accumulo di meraviglie quella che è invece un’immagine del mondo, alla quale si può tentare di accedere solo per le vie dell’allusione e dell’evocazione. Ecco dunque l’idea da cui partire: ricreare un luogo che non fosse solo il contenitore utile ad ordinare e riunire i preziosi oggetti che il Liceo ancora possiede dell’antico Museo Kircheriano, ma che divenisse anche il centro di un’esperienza conoscitiva in grado di suscitare, almeno in parte, le impressioni del visitatore antico, accolto e guidato da Kircher nella visita alle sue celebri collezioni. Lo spazio che a questo scopo si è voluto destinare è una stanza cubica, di dimensioni molto ridotte rispetto alla vasta galleria in cui aveva sede l’antico Museo, e anche la sua posizione, del resto, è dislocata rispetto a quella originaria, che accurate indagini hanno dimostrato trovarsi nell’ala del Collegio Romano in cui ha ora sede il Ministero dei Beni Culturali. In questo nuovo spazio privilegiato, collocato nel cuore vivo della scuola, la grande Aula Magna che già accoglieva una parte delle raccolte, si è scelto di presentare realmente o virtualmente i più significativi elementi in grado di richiamare il Museo Kircheriano.
Se non tutti questi oggetti sono autentiche sopravvivenze kircheriane, lo sono tuttavia proprio alcuni di quei celeberrimi obelischi citati da De Sepi, e raffigurati nell’incisione che campeggia sullo sfondo della parete centrale della stanza. Essi costituiscono non solo il patrimonio più profondamente kircheriano, in quanto frutto delle appassionate ricerche linguistiche di Kircher, dei suoi studi sull’antica sapienza egizia in chiave ermetica, ma più ancora perché forse sono gli unici manufatti scaturiti dalla sua multiforme inventiva sopravvissuti agli ostacoli del tempo. Gli obelischi scandivano con solennità la galleria del Museo, e a tale funzione vengono ora di nuovo assegnati. Intorno agli obelischi, la stanza si popola di molteplici appropriati rimandi, che pur non essendo tutti autenticamente kircheriani, riproducono lo spirito e i contenuti dell’antico Museo: dal coccodrillo agli armadilli, dalle molteplici forme di animali terrestri e marini agli scheletri, dagli uccelli del Nuovo Mondo ai minerali e ai fossili, dalla preziosa sfera armillare secentesca alla lanterna magica, e laddove con rammarico constatiamo l’assenza delle ingegnose e avveniristiche invenzioni meccaniche e musicali di Kircher, a colmare il vuoto troviamo la ricca collezione di strumenti di fisica sette-ottocenteschi, testimonianza evidente delle nuove direzioni prese dalle indagini fisiche e astronomiche. Attratto verso l’alto, il nostro sguardo è finalmente catturato dal succedersi della proiezione delle cinque volte dipinte, ispirate alla descrizione di De Sepi e virtualmente ricreate secondo criteri di attenzione filologica, ma lasciando spazio ad una reinvenzione creativa di quel clima di sorprendente rivelazione, che doveva investire il visitatore nel suo itinerario spirituale, in accordo con le intenzioni dell’antico ideatore.
Due linee si intrecciano e si dipartono, dunque, dal centro originario, in un cammino di conoscenza di cui il Collegio Romano ha continuato ad essere vivace teatro nella sua lunga storia: da una parte la suggestione del Museo Kircheriano, con l’illusoria immersione in un mondo di meraviglie ormai perduto, dall’altra l’indicazione di diverse prospettive di studio, basate su un paradigma scientifico nuovo, che andava definendosi con l’abbandono di ogni residuo di finalismo e spiritualismo, senza peraltro cancellare l’apparente continuità, nel segno di un comune interesse naturalistico e conoscitivo. Le ricchissime raccolte curate da Neviani, infatti, pur sviluppandosi all’interno di una concezione scientifica e museografica estranea a quella kircheriana, ne possono rappresentare un’ideale prosecuzione, in coerenza con alcune delle sezioni già presenti nel multiforme universo di Kircher, non più intese come parti di un concertato e organico “teatro del mondo”, ma come oggetti di una classificazione sistematica, dati interpretabili secondo i principi e la metodologia della scienza moderna.
Il Wunder Musaeum vuole essere un raccordo tra la tardiva visione rinascimentale di Kircher, che pur nei suoi sforzi empirici e sperimentali resta impregnata di teologia, metafisica aristotelica, ermetismo, magia e platonismo, e lo sviluppo della nuova scienza; un centro catalizzatore e ispiratore di interessi umanistici e scientifici con forte valenza didattica, dunque rivolto in particolar modo agli studenti, ma anche ad un più esteso pubblico; un punto d’unione all’insegna dello sforzo educativo e morale che tutto integra e accomuna, quando l’obiettivo è quello di avviare alla sapienza i giovani, come era nelle più alte aspirazioni di Kircher: “Coloro che per la gloria competono nelle loro ambizioni costruendo vani edifici dovrebbero seguire questa strada se vogliono ottenere la misura della gloria eterna e lavorare all’edificazione di chiese in onore della divinità: mettere il loro sforzo nella costruzione di ospizi per i bambini poveri, erigere collegi per istruire i giovani in ogni virtù e arte. Queste non sono Torri di Nembrod, ma creazioni di menti pie, i cui fastigi toccano il cielo, vale a dire che preparano la scalinata che porta al sommo dell’eterna gioia, al di là di cui nulla di più grande si può desiderare (5).”



1. A. Orlandi, Le collezioni del Liceo Classico “E.Q. Visconti” di Roma, “Epsilon”, n. 1, anno II, 1989; A. Orlandi, Le collezioni
scientifiche del Liceo “E.Q. Visconti” e l’eredità del Museo Kircheriano, in Athanasius Kircher, Il Museo del mondo, a cura di E. Lo
Sardo, Roma 2001, in cui è consultabile una più ampia bibliografia relativa alle collezioni del Visconti.
2. G. De Sepi, Il museo del Collegio Romano di Athanasius Kircher, a cura di E. Lo Sardo, Napoli 2005.
3. Come espresso in modo eloquente nel frontespizio dell’Ars Magna Lucis et Umbrae del 1646.
4. Athanasius Kircher, Il Museo del mondo, a cura di E. Lo Sardo, Roma 2001.
5. da A. Kircher, Turris Babel, 1679, citazione nell’articolo di I. D. Rowland, Kircher Trismegisto, in Athanasius Kircher, Il Museo del mondo, a cura di E. Lo Sardo, Roma 2001.



L’attuale allestimento del Wunder Musaeum


Romana Bogliaccino

Nello spazio interno del Wunder Musaeum sono conservati i reperti più antichi e preziosi a noi rimasti del Museo Kircheriano (XVII secolo) e delle successive raccolte (dal XVIII al XIX secolo). I vasti ambienti in cui Kircher aveva allestito il suo Museo nel 1651 si trovavano probabilmente in un’altra ala del Collegio Romano, per richiamare quella lontana origine è stata posta, sulla parete centrale del nostro Wunder Musaeum, una grande riproduzione dell’incisione contenuta nel catalogo di Giorgio De Sepi, unica documentazione visiva del Museo di Kircher e fondamentale punto di riferimento per l’attuale ricostruzione, che intende essere una sintesi evocativa del senso e dello spirito dell’antico Museo, oltre che una testimonianza del fervore di studi scientifici che si continuarono a praticare nel Collegio Romano nelle epoche successive. In alto, al centro del soffitto a volta del nuovo spazio museale, è rievocata la straordinaria magia delle cinque volte a crociera della galleria che ospitava il Museo, elementi ormai perduti, che facevano parte integrante del percorso iniziatico del visitatore tra le collezioni di Kircher. Gli affreschi degli ovali delle volte e le iscrizioni che li accompagnavano sono riproposti virtualmente in una proiezione animata, che interpreta in modo creativo le fonti esistenti. Il pavimento, in continuità con l’incisione di De Sepi, riproduce, con i suoi intarsi policromi, il disegno di quello originale.
Nelle vetrine sono esposti alcuni degli oggetti autenticamente kircheriani a noi pervenuti. Primi tra tutti i quattro obelischi ideati e costruiti da Kircher, e le due piramidi, preziosa testimonianza degli interessi egittologici del gesuita. Nella grande teca centrale campeggiano la sfera armillare secentesca, il telescopio, i libri di Kircher, a memoria degli studi umanistici e scientifici svolti nel Collegio Romano in epoche diverse e della vasta biblioteca kircheriana, che un tempo affiancava le collezioni museali.
Sul lato destro della grande incisione, quasi a riflettersi nell’immagine ivi rappresentata, un grande coccodrillo sospeso pende dalla volta, e sul lato sinistro un’aquila reale con le ali spiegate fa da contrappunto, ad indicare le ricerche naturalistiche di Kircher. Questi, come i tanti altri animali impagliati posti nelle teche delle pareti laterali (uccelli, rettili, mammiferi), fanno parte di acquisizioni più recenti, delle raccolte di Mantovani e Neviani del XIX-XX secolo, ma appaiono perfettamente in linea con il carattere dell’antico Museo.
Due vetrine antiche fiancheggiano l’incisione e contengono un insieme di oggetti rari e sorprendenti, volti a ricreare l’effetto composito e variegato della collezione kircheriana, di cui si può trovare rispondenza nelle descrizioni del De Sepi: dagli armadilli ai pesci essiccati, dal rostro di pesce sega alla razza, dai teschi ai reperti anatomici mostruosi conservati negli antichi vasi, dai minerali propri della tradizione alchemica agli astri del planetario - in un rimando di corrispondenze care al pensiero di Kircher -, dai fossili agli scheletrini, ai grandi specchi ustori, le cui proprietà Kircher sperimentava.
In una teca laterale è conservato un importante reperto artistico del XVI-XVII secolo, recuperato e restaurato in anni recenti, la pregevole scultura lignea che raffigura una testa di unicorno. Nelle vetrine ai lati della porta d’ingresso sono collocati numerosi strumenti di fisica, per lo più di epoca ottocentesca, alcuni dei quali appartenuti al fisico ed astronomo Angelo Secchi, altri provenienti dallo storico gabinetto di fisica del Liceo.
I computer alle pareti permettono, infine, di accedere ad un portale web in cui sarà possibile consultare la documentazione digitalizzata delle opere di Kircher, comprese quelle conservate in altri musei e istituzioni, e di tutte le collezioni naturalistiche, scientifiche e artistiche presenti nel Liceo “E. Q. Visconti”.
Il percorso museale si sviluppa anche all’esterno del nuovo ambiente, sui suoi lati, dove sono incastonate vetrine che raccolgono una selezione di minerali, fossili, conchiglie ed una xiloteca, provenienti dalle collezioni Mantovani e Neviani. Nel resto dell’Aula Magna del Liceo sono collocate le vetrine già precedentemente esistenti, in una nuova più razionale disposizione.



Le scelte progettuali dell’allestimento museale

MOSAICO STUDIO Engineering srl
Arch. Luigi Bartone
Arch. Felice Castrignanò


Il secentesco Collegii Romani Musæum rinasce nel Wunder Musæum del Liceo Visconti per offrire ai visitatori quelle sensazioni di stupore e meraviglia già suscitate dalla famosa sala concepita da Kircher.
Il progetto non è una riproduzione in scala degli ambienti o dello stile originario dello spazio seicentesco. Al contrario rielabora in chiave moderna il “viaggio nel sapere” che il gesuita tedesco proponeva ai visitatori di allora. Per questo motivo, le scelte progettuali sono una reinterpretazione di quanto descritto ed illustrato nel De Sepi. Inoltre il Wunder Musaeum si arricchisce delle raccolte di geologia, botanica, zoologia, fossili e strumenti di fisica collezionate nel Liceo dall’Unità d’Italia ai nostri giorni, in un’atmosfera culturalmente totalizzante. L’esterno della struttura cela intenzionalmente la conformazione architettonica della sala interna. Il volume appare infatti monolitico ma integrato con il resto dell’Aula Magna grazie alle vetrine ottocentesche che lo attorniano in un percorso museale unitario. Il portale d’accesso cita “architettonicamente”, nelle proporzioni e negli elementi decorativi, quello della vicina Biblioteca della Crociera, probabile sede originaria del museo kircheriano.
L’allestimento del Wunder Musaeum si sviluppa su una pianta centrale, sovrastato da una volta a botte con lunette, sotto la quale “ruotano” gli elementi espositivi. I cinque ovali che originariamente scandivano la volta della Wunderkammer kircheriana sono proiettati in sequenza sotto forma di ricostruzioni tridimensionali animate. Sulla parete di fondo campeggia l’illustrazione della sala contenuta nel De Sepi, affiancata da due vetrine ottocentesche. La disposizione oltre a conferire profondità mette in evidenza le corrispondenze tra i due musei, come le decorazioni geometriche della pavimentazione e il posizionamento del coccodrillo posto là dove l’illustrazione raffigura un alligatore/armadillo.
Tra le vetrine posizionate sul perimetro interno, spiccano a sinistra le piramidi “floreali” secentesche e a destra l’unicorno. La sfera armillare ed il cannocchiale sono custoditi nella vetrina centrale, affiancata agli angoli da quattro grandi vetrine-obelisco, che custodiscono al proprio interno gli obelischi “egizi” kircheriani. Questa sistemazione li riproporziona nell’ambiente unitario e li avvicina alla raffigurazione monumentale visibile sul fondale. Il Wunder Musaeum mette a disposizione degli studenti e dei visitatori un percorso espositivo che attualizza la concezione di Wunderkammer secentesca, dove i manufatti di diversa origine e provenienza vivevano e dialogavano in un piccolo spazio. Il Wunder Musaeum offre una meravigliosa visione d’insieme del Sapere eliminando i confini tra le “conoscenze”.

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